Chiostro di Voltorre Gavitate, Sabato 27 giugno 2026
















“Il chiostro è il paradiso claustrale, dove la terra si unisce al cielo. Qui l’uomo vive in terra con il corpo, ma con il cuore abita già nei cieli.”
(San Bernardo da Chiaravalle)
La frase di San Bernardo, figura di spicco della cultura medievale e monastica, permette di inquadrare immediatamente l’orizzonte entro il quale si situa la nuova mostra personale dell’artista Giorgio Basfi. San Bernardo, tra XI e XII secolo, descriveva il chiostro come un luogo privilegiato del monastero nel quale incontrare Dio, perché l’uomo, seppur imperfetto e finito, è abitato da una scintilla divina che lo colloca già nel cielo. E aggiunge il fatto che il chiostro rappresentava il punto di incontro tra terra e cielo.
Così l’arte di Giorgio si è lasciata ispirare dall’architettura e dall’atmosfera del Chiostro di Voltorre, dove la pietra e la terra, per secoli, hanno custodito il silenzio, la preghiera e i desideri di uomini che hanno deciso di dedicare tutta la loro vita alla ricerca dell’infinito. Per Giorgio, il chiostro non costituisce solo una semplice cornice espositiva, ma un luogo di dialogo e di riscoperta: la sua architettura romanica e il ritmo scandito degli archi agiscono come un catalizzatore profondo sulla superficie delle sue tele.
Questa mostra di Giorgio presso il Chiostro di Voltorre rappresenta un ritorno alle origini del suo rapporto con la materia. L’esposizione, infatti, si colloca lungo un percorso intrapreso dall’artista da alcuni decenni e culminato nel 2013 con l’esposizione “Tra cielo e terra” presso il Castello di Monteruzzo a Castiglione Olona, dove Giorgio ha vissuto per diversi anni e dal quale è stato profondamente ispirato, soprattutto dialogando con l’ambiente del borgo e i colori degli affreschi di Masolino. In quel periodo, Giorgio aveva progressivamente abbandonato la tridimensionalità e si era lanciato in una ricerca espressiva astratta, dominata da geometrie sfaldate e tonalità tenui, come rovine di un mondo in decadenza o frammenti di un futuro incerto. Aveva scelto di mettere in primo piano la gestualità pura, l’informale, il dinamismo e la coraggiosa sperimentazione sul colore che derivano da una pittura fortemente dinamica. Oggi, in dialogo con il chiostro, Giorgio vuole segnare un ritorno alla materia, ma con una nuova consapevolezza. Nelle due serie precedenti dei “Liberamente” e degli “Egosistemi”, la materia era vista come il luogo simbolo di una fisicità libera e ancestrale, che emerge dalle viscere della terra e acquista vita propria. In questa mostra, invece, la materia non ha più un peso ma diventa veicolo di un pensiero astratto che travalica il tempo e lo spazio. La tela diventa una vera e propria architettura dello spirito, che eleva lo spettatore in una dimensione ulteriore.
Le opere presentate in questa mostra si sintonizzano perfettamente con il ritmo del tempo che scandiva la vita dei monaci: un tempo vitale, circolare e segnato dalla ripetizione di gesti, che diventano meditazione e preghiera. L’arte di Giorgio è ricca di rimandi autobiografici, nella quale è centrale la riflessione esistenziale in un percorso di riscoperta interiore. Per l’artista, l’atto creativo stesso cela una filosofia più profonda: l’astrattismo diventa l’unico linguaggio capace di interpretare il non-visibile.
Il percorso espositivo si snoda attraverso quattro sale concepite dall’artista come un vero e proprio viaggio interiore di riscoperta della propria scintilla generativa. Le opere sono raggruppate attorno a due principale nuclei tematici: la materia e lo spazio. Il viaggio prende avvio da una riflessione sulla fisicità e l’origine della terra in quanto ambiente primordiale e generativo di vita, per poi accompagnare il visitatore nella contemplazione del cielo, trasformando le opere d’arte in oggetti vivi. Tutte le opere nascono dal dialogo con gli elementi naturali del luogo (la pietra e la terra) in un percorso rigenerativo che punta al ritorno alla parte più profonda di ogni essere umano. La stesura del colore, a volte con piccoli colpi di pennello e a volte con pennellate più marcate, rappresentano la tensione propria dell’essere umano, che abita la dimensione materiale nel corpo, ma la sua mente e la sua anima guardano ad una dimensione ulteriore: quella dello spirito.
Nella sala detta “materica”, la pittura di Giorgio si fa spessa, tattile e densa come la materia primordiale ancora informe. È la materia del mondo che viene plasmata e abitata dal soffio di vita. Qui la tela si fa memoria visibile del tempo delle origini, riaccendendo il desiderio di un ritorno ad un Io primitivo, alla base della ricerca informale del Novecento. Nella sala detta “space”, la materia si fa sempre più rarefatta per aprirsi alla spaziosità dell’universo, così come afferma lo stesso artista: “Sono tornato a guardare il cielo per ricercare di nuovo più spazio dentro me stesso”. La pittura si spalanca e dilata i propri limiti, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva nell’infinito che domina il suo spirito. Il gesto libera la materia e nella tela respira l’infinito. La mostra di Giorgio Basfi al Chiostro di Voltorre, dunque, mette in luce come l’astrattismo e il rapporto con la materia siano sempre in continua evoluzione. Il ritorno al materico unito al coraggio del gesto ha creato delle opere d’arte nelle quali la terra è resa una porta sull’infinito.
Mattia Torricelli
Guarda il catalogo
