L’Uomo e il Colore

Villa Tittoni Traversi Desio , Dicembre 2016

“L’UOMO E IL COLORE” a cura di Cristiano Plicato

Dal 3 al 16 DICEMBRE 2016

Presso la Donazione Scalvini Museo Scalvini

Villa Cusani Tittoni Traversi Via Lampugnani, 66 – Desio MB

Evento patrocinato dal Comune di Desio (MB), Donazione Scalvini Museo Scalvini, Culturando, Collezione Walter Fontana

48 opere selezionate, frutto degli ultimi tre anni di ricerca.

Saranno questi i lavori presentati dall’artista Giorgio Basfi durante la mostra intitolata “L’UOMO e IL COLORE” curata da Cristiano Plicato, curatore del Museo Scalvini di Desio (MB).

Basfi ritorna con una personale, presentando tre cicli di opere: i CorpoeSpirito, i Neon e i Metaforma. Opere realizzate prevalentemente su tela, che evidenziano un passaggio fondamentale per l’artista, ovvero il suo ritorno all’uso predominante della forza pura del colore.

Le opere cronologicamente esposte, rappresentano l’evoluzione frutto  della ricerca di Basfi, il quale spogliando gradualmente la componente materica dei suoi lavori, che è stata a lungo una delle caratteristiche  principali delle sue opere , si ritrova a dialogare  con il concetto classico della pittura.

I contrasti materici, delle forme e delle superfici, vengono interpretate con un uso più raffinato ed elegante del solo colore. Passando dalle origini geometriche  alle forme morbide degli olii; dai contrasti forti delle superfici in rilievo al dialogo puro del colore; dimostrando un’altra volta  la sua caratteristica peculiare, ovvero quella di mettersi sempre in discussione cercando le risposte direttamente dal proprio lavoro e dal suo passato artistico, senza però mai perdere di vista il proprio obiettivo: ovvero quello di cercare di rendere tangibile  quello che esiste oltre la forma.

Intervista

Giorgio Basfi. Curiosando fra le parole sono incappata in un paio di affermazioni che hanno
immediatamente catturato la mia attenzione:
A proposito delle sue opere Basfi dice:


“La ricerca della sintesi, ovvero cercare di rappresentare la sensazione più che la figura o il
concetto. Sono opere astratte e quindi cerco di impregnarle il più possibile di significati.”


e ancora….. per descrivere se :


“Sono un pittore a cui piace dipingere, sorprendere, ma soprattutto farsi sorprendere dalla vita.”


Queste poche parole, così cariche di ricerca interiore ma soprattutto del sentirsi parte di un
universo grande che tutto sa e tutto ha già dentro, le ho ritrovate in ogni sua opera.
Ho osservato, annusato, “ascoltato”, “gustato” le sue tele, le tavole e le carte, cercando di andare
oltre ciò che i miei sensi percepivano. Nelle opere di Giorgio Basfi è indubbiamente il tatto che ti
sollecita – E’ una attrazione simile alla forza di gravità. Impossibile resistere al richiamo di
sfiorare la tela con la mano come ad avere la vista sulla punta delle dita. Corpo e Spirito. Rosso,
calore, legno, figure che ti fan venir voglia di carpirne spessori e pieghe, di sentire il rilievo, la
fisicità della terra e la forza che emana da essa. Radici e concretezza salda. Lava di vulcano che
erutta, ma anche colori tenui di cieli terreni.
La tela come tramite, non più solo base per sovrapporre ma anche mezzo per togliere, passare oltre
per scavare, per scoprire ciò che seppur astratta, è la figura umana resa come parte integrante ed
interattiva con lo spazio che la circonda. Matericità e Colore i conduttori del viaggio.
Un viaggio verso uno spazio più leggero, etereo, fatto di rosa e azzurro e figure bianche. La voglia
di elevare l’anima verso ciò che non si conosce ma si percepisce esistere. Difficile staccarsi
dall’atmosfera terrena. Difficile e come tutto ciò che non si conosce, ci spaventa. Le figure allora di
uomini, donne ma anche di animali danzano sospese. Passi in “attitude”, salti in “assemblee”, e
voli “en élevé” del corpo verso lo spirito e dello spirito all’elevazione dell’anima.
Come tutti i passaggi dal concreto, dal terreno verso ciò che è metafisico, astratto ed essenziale,
necessita necessariamente un cambiamento. Cambiamento non sempre facile. Occorre mettersi a
nudo spogliarsi di zavorre che impediscono il volo. Per capire cos’è la luce hai bisogno del buio e
delle tenebre. L’assenza di luce ti permette di farti abbagliare anche dal riverbero fioco di una
fiamma o accecarti con la fluorescenza fredda di un neon. Fulgore che ti impedisca di percepire i
confini del reale togliendoti ogni certezza, ogni punto di riferimento.
L’evoluzione è inevitabile. Allora tutto si fa impalpabile, inconsistente e vaporoso, colore liquido,
forme morbide accenni di linee, la forza della materia e dell’acrilico cede la mano all’olio,
all’acqua che slava e purifica.
La tela e le tavole si fanno carta. Rimangono linee di gesso che si intrecciano, l’unico accenno di
spessore in un’atmosfera rarefatta. Unico filo sottile che mantiene l’essere ancorato al suolo.
Muoversi fra le opere di Basfi e come fare un viaggio nel tempo. Dai disegni rupestri ai segni dei
Camuni correndo via via, accompagnati dalla musica dapprima forte e dirompente, grezza e
definita, andante e adagio poi, eleva lo spirito verso l’essenzialità dell’essere e non dell’apparire.
Le figure, tutte appena accennate, volutamente geometriche ma riconoscibili, sono parte integrante
dello spazio infinitamente grande che le circonda. L’universo visibile e terreno interagisce con il
cielo, con mondi sconosciuti ed impercettibili. L’anima e la purezza di ogni forma di vita si esprime
libera ed incondizionata da schemi predefiniti.


Malù Lattanzi