Castello di Monteruzzo Castiglione Olona (va) , Luglio 2013





L’Artista del Palio 2013. Basfi google
Il Palio del Cardinale, o meglio dell’edizione 2013 di questa festa laica-religiosa che ci riconduce alla storia gloriosa di Castiglione Olona, al Cardinale Branda Castiglioni e al suo tempo storico; questo nuovo Palio duemilatredici avanza gonfio di vento nelle strade antiche del Borgo, tra una folla festante di bimbi e di adulti, e porta su di sé le stimmate di un coro a cui è stato testé affiliato, ultimonato; porta su di sé il nome dell’autore, un giovane Artista che forse riceverà proprio da quest’investitura – l’esser stato fatto “Artista del Palio” – un viatico verso altri traguardi, altro e nuovo fare artistico.
Resta da dire che quest’autore, il giovane Artista del Palio oggidiano, dell’edizione 2013 del Palio di Castiglione Olona, vanta al proprio attivo opere oscillanti come pendolo di Foucault, come pendolo di Galileo, tra neo-astrazione e neo-matericità; forme geometriche massicce e un po’ fangose a voler rievocare certo intonaco storico, certe malte cementizie degli anni Trenta del secolo scorso quand’erano cinque, come le dita della mano o la famiglia verghiana dei Malavoglia anche i differenti tipi di granulato costitutivo quel nuovo materiale architettonico aggregante ch’è all’origine delle innovative tecniche costruttive in cemento armato, quasi a volerlo apparentare a un cavaliere rinascimentale vestito dalla testa ai piedi di ferro cesellato, una macchina da guerra metafisica che suscita un quesito: Piero (della Francesca) o Paolo (Uccello), chi dei due? E la risposta, questa volta, è a favore dell’ultimo: si tratta a ben osservare le cromie e le materie dell’Artista del Palio 2013 di Castiglione Olona di un richiamo sommesso, trasfigurato, proprio al Paolo o Pagolo di Dono detto l’Uccello degli Uffizi (e già di casa Medici), un arazzo pittorico arricchito di racemi argentei frattanto ossidatisi, un gioco di geometrie e di corporeità materiche che trova un qualche eco in questi lavori odierni del giovane esordiente; un giovane Artista catturato, a quanto pare, dal fascino sognante di una storia cortese di sapore umanistico e respiro internazionale che vide Castiglione Olona come l’ombelico del mondo… Giovanotti, certo, ma anche una trama storica che merita davvero conto riattualizzare. Chi è dunque questo giovane audace, quest’ultimo e attuale Artista del Palio che tenta di riattualizzare in sé tutto questo, anche tramite le proprie opere esposte come un corteggio attorno allo sfilante Palio? E al contempo, chi è quest’Artista che tenta di recuperare a suo modo un’eredità irrisolta di un astrattismo fiorentino, corrente tra i tralicci verbosi e selvaggi, nella loro primarietà cromatico-figurale, di un Vinicio Berti e le travi viventi, altrettanto selvagge-primordiali e grandeggianti come querce, ancora intrise d’astrazione geometrica, di un Giovanni Michelucci? L’uno tra i protagonisti del quasi dimenticato Astrattismo Classico, l’altro del neo-umanesimo architettonico fiorentino contaminato bravamente di brutalismo clandestino, entrambi espressione di quegli anni eroici d’immediato dopoguerra, entrambi potenziali numi tutelari dell’esordiente. Ma costui? Sovviene l’incontro d’Ulisse con la paleostoria mitopoietica, incarnata dal gigantesco e feroce Polifemo, quand’egli domanda curioso e maligno all’esploratore ch’ha fatto prigioniero in casa sua, l’enorme spelonca, chi sia e con quale nome venga chiamato dai suoi quel piccolo uomo e l’altro, arguto, replica con falsa ingenuità un pressappoco: il mio nome è Ulisse ma per i miei sono Nessuno. Mi chiamo Nessuno! A quest’interrogativo antico che segnala nell’Odissea la sopravvivenza d’una lingua ancora più antica, pre-dorica, replicherebbe il nostro Artista del Palio facendomi ricordare una certa ballata di Giorgio Gaber, semplicemente così: “Giorgio… Giorgio B… ma mi faccio chiamare come mio nonno, Basfi. Basfi Google”.
Rolando Bellini
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