Mercoledì 1 Luglio 2026



L’invisibile prende forma al Chiostro di Voltorre
Intervista di Federica Lucchini
L’invisibile prende forma al Chiostro di Voltorre
Il ritorno dell’artista Giorgio Basfi con “La Materia dei Sogni”
GAVIRATE – Descrivere il proprio percorso personale tra le mura di un chiostro, luogo fortemente rappresentativo della sua interiorità e far sì che gli spettatori, in questo percorso di ascesi, di meditazione verso l’alto, ritrovino il rapporto tra visibile e invisibile: è questa la finalità della mostra personale La Materia dei Sogni dell’artista Giorgio Basfi che espone fino al 19 luglio nelle sale del chiostro di Voltorre.
Patrocinata dalla Provincia, dal Comune, in collaborazione con il Gruppo Cultura di Gavirate, l’esposizione, presentata da Mattia Torricelli e suddivisa in quattro sale, segna un momento di profonda svolta e maturazione nella ricerca dell’artista, noto per la sua indagine nel campo dell’astrattismo: il ritorno dopo oltre quindici anni, alla pittura materica.
“Io ho sempre praticato astrattismo -spiega- Sono ora tornato ad un astrattismo materico, con un apporto su tela di altri materiali, oltre il colore classico ad olio o l’acrilico. Quindi creo forme dove la presenza dei volumi cambia. Mentre quindici anni fa utilizzavo questi mepporti materici su tela proprio per staccare il soggetto spirituale da quello fisico, adesso ho capito che l’elemento materico fa parte dello stesso soggetto astratto. Quindi, si fonde tra valore e forma nella realizzazione del concetto astratto del quadro.
Lei afferma che la mostra offre l’opportunità di una profonda riflessione su noi stessi. «L’arte astratta necessita dell’azione dello spettatore. Giocando sulle simbologie la persona che osserva un quadro per forza si deve mettere in gioco per capire.
L’esposizione, aperta fino al 19 luglio, segna una profonda svolta nella ricerca personale che, dopo oltre quindici anni, l’ha riportato all’astrattismo materico
Guardando i colori, le forme, mette del suo e per capire deve scavare dentro sé stesso per cercare significati che può attingere anche dal proprio istinto e dalle cose che non sono tangibili».
Una domanda brutale che suona come una provocazione: ma perché venire a visitare la sua mostra? «Con una certa coerenza porto avanti uno studio sulle forme, sulla materia, sul gesto, sulle origini ataviche della pittura. Per poter realizzare un percorso pittorico occorre tanto impegno. Sono, infatti, cinquanta le opere presenti in questa mostra. Non si deve dare per scontato che le opere se astratte scaturiscano in un modo più semplice. Vorrei far passare questo messaggio: il concetto della realizzazione di un’opera artistica deve essere esempio anche per le nuove generazioni per capire quanto impegno, fatica, devozione si devono impegnare per attuare le proprie passioni».
La motivazione del titolo? «Non l’ho scelto io, ma mi trova d’accordo. L’atto di creare opere, dando loro più fisicità, attraverso l’uso della materia permette di definire il concetto astratto che lascia il profumo del sogno. Materializzare un’idea è come materializzare un sogno. C’è chi parla, vedendo le mie opere di astrattismo lirico, dove c’è una forte componentistica del colore, ma c’è anche chi mi riconduce all’astrattismo onirico che cerca di creare un legame profondo con l’origine atavica del pensiero e quindi del sogno. Cosa c’è di più atavico del sogno? È un pensiero che non dipende da noi».
Federica Lucchini
