Gennaio 2018





Dare forma ai ricordi
Nient’altro che questo: riportare in vita momenti. Come? Con la semplificazione geometrica intrisa di colore.
A cura di Matteo D’Amico
ATTINGERE da elementi della memoria riportando alla luce episodi di vita per analizzarli in uno schema mentale destrutturato. E arricchirli poi di significati che vanno oltre al ricordo fotografico. Quello che fa Giorgio Basfi è inglobare, attraverso l’uso del colore e della materia, ciò che è difficilmente rappresentabile in pittura, ovvero le sensazioni percepite nelle esperienze vissute.
Quando il Giorgio bambino ha deciso di iniziare a dipingere? “In realtà io ho sempre disegnato, ma all’inizio quello che facevo non lo consideravo speciale. Diciamo che la voglia di prendere in mano tela e pennello mi venne quando ritornai da una gita scolastica a Parigi e decisi seriamente di provare”.
Cosa vuol dire per un artista essere un autodidatta? Qual è la differenza tra te e un artista con un Maestro alle spalle? “Essere autodidatta, secondo me, è una condizione necessaria per essere un artista e soprattutto per essere astrattista. Non avere avuto maestri alle spalle è sia un vantaggio che uno svantaggio. È un vantaggio perché di fatto imparando da solo senti più tuo quello che fai, di contro se avessi avuto un Maestro avrei fatto sicuramente meno fatica a imparare le tecniche. La sperimentazione è necessaria per trovare la propria espressione, un percorso solitario è difficile ma utile. Penso che tutti, prima o poi, per esprimersi come vogliono devono abbandonare i propri Maestri e diventare ‘autodidatta’, chi prima e chi dopo”.
Avrai, però, immagino, dei punti di riferimento artistici. Chi sono? “Ho una visione del tutto personale per valutare ciò che è arte. Sinceramente io amo tutta l’arte in generale quindi posso prendere ispirazione non solo da altri pittori ma anche da quello che leggo, ascolto e vedo. Per me, comunque, l’arte pittorica è emozionare tramite l’uso del colore, del gesto e della materia. Nella moltitudine degli stili, alla fine, mi innamoro sempre di chi sa emozionarmi muovendo bene queste corde”.
Materializzare i pensieri relativi alla tua esistenza. Spiegami meglio questo passaggio… “Io ho sempre visto l’arte come un mezzo per migliorare la propria esistenza, materializzare i pensieri, cercare di esprimersi è un modo per capire meglio il proprio essere e quindi di conoscersi. Solo attraverso la conoscenza interiore si può amare a pieno la vita. La pittura mi ha permesso di dare forma alle mie idee e in un certo senso di capire meglio chi sono”.
Come nasce quindi l’idea del soggetto delle tue opere? “Le mie opere nascono da processi di semplificazione dei miei pensieri, ogni opera di fatto ha un legame con quelle precedenti. La mia ricerca partita vent’anni fa va con lo stesso spirito originale. Negli ultimi anni sono ritornato a dare molta importanza all’uso del colore e ho via via ridotto l’uso della materia che è stata per anni la base della mia ricerca artistica. Tramite una prima semplificazione geometrica sono arrivato a comprendere che le forme vincolano la percezione che l’uomo ha della propria esistenza. Solo facendosi guidare dal proprio istinto nasce un dialogo costruttivo con l’opera che si crea”.
Qual è la percezione che le persone hanno del tuo lavoro? “L’arte astratta ti obbliga a farti delle domande.
Di solito chi osserva i miei lavori si interroga e a sua volta cerca di darsi delle risposte. Mi hanno sempre colpito le interpretazioni personali legate al concetto della forma, soprattutto quando gioco con forme neutre. Queste, infatti, permettono a ognuno di costruire la propria idea. La frase che mi piace di più sentire da chi osserva i miei quadri è: “Boh, non capisco, però mi mette armonia!”.
Il riscontro del pubblico è stato sempre positivo?
«Il pubblico è vario e ognuno vede ciò che vuole, apprezza in base ai propri gusti. Il pubblico è il confronto ed è giusto che ci sia, completa la filosofia dei miei lavori. Diciamo, comunque, che non mi faccio influenzare molto dal giudizio degli altri, altrimenti penso che non avrei nemmeno iniziato a dipingere.
L’arte la interpreto come un’espressione di libertà se è fatta con le buone intenzioni. Mi piace molto discutere dei miei lavori e spiegare il mio punto di vista. L’astrattismo si pensa, di base, che sia un’arte più complicata a livello di significati, quando invece, secondo me, intimorisce solo perché la sua libertà di interpretazione è disarmante. Trovare comunque confronti personali sull’argomento è sempre edificante”.
Parlami dei tuoi progetti e, soprattutto, di “Egosistemi”, il più recente…
“«Egosistemi» è una rivisitazione in chiave attuale di una serie di opere materiche che meseguii circa dieci anni fa. Decisi, allora, di chiamarli così perché in quei quadri cercavo di schematizzare tramite l’uso di simbologie geometriche delle relazioni tra elementi materici separati che condividevano uno spazio comune, scatenando tra loro un gioco di forze. Ogni elemento per me era carico di un significato ancestrale dato dall’uso della materia, dai volumi e dai colori.
Il concetto è rimasto anche nelle ultime opere ma improntato più sul significato relativo della forma. In modo simile, in queste nuove opere gli elementi singoli eterogenei si attraggono in un modo armonico, allo scopo di concepire un’unità di forma immaginata. La forza degli elementi, in questo caso espressa dal colore, regola e caratterizza la forma.
In entrambi i cicli gli elementi rappresentavano dei concetti ideografici al quale ho sempre associato il significato del mio desiderio mutevole. Negli ultimi lavori gli elementi arrivano a compiere un’implosione tra loro formando un’idea di origine”.
Cosa consiglieresti ai giovani ragazzi che decidono di buttarsi nel mondo dell’arte come pittori?
“Se si sentono spinti da una vera passione, qualunque essa sia, gli consiglierei di non perdere tempo. Citando Jimmy Cliff: ‘You can get it, if you really want'”.
Cosa sogni per la tua carriera? E quali sono i tuoi progetti futuri?
“Quello che desidero è continuare a dipingere e andare avanti con la mia ricerca. Ultimamente penso spesso anche alla scultura. Probabilmente la mia componente materica si è solo mezza da parte per permettermi di darmi lo slancio anche per un’altra nuova avventura. Si vedrà, per il momento resto concentrato su questi nuovi ‘Egosistemi’, sono felice di farli e attento a quello che mi suggeriranno”.
